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nepenthes_alata
[20th Century Pathology Herbarium]


Diario


7 novembre 2006

46.

Signori, la nepenthes, il suo amico invisibile ed il bombo si sono trasferiti dal maiale volante.
Questo blog resterà aperto, ma non verrà più aggiornato. Con grande desolazione di me medesima per prima. Non so perchè vado via, e ringrazio il cannocchiale. Forse ho solo voglia di cambiare ancora.
Spero che i miei affezionati spettatori continueranno a seguirmi al nuovo indirizzo:

http://www.maialevolante.splinder.com/

Odio gli addi, quindi scappo via.




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31 ottobre 2006

45.

Certe volte basta pensare intensamente ad una persona. Figurarsi il suo viso, il modo che ha di sorridere, il tono di voce con cui ti chiama...
Certe volte basta questo perchè quella persona, dall'altro lato del muro, risponda. Perchè ti chiami a sua volta.
E mi piace pensare che a sua volta immagini il mio viso, il mio tono di voce, le mie espressioni. E di solito immagino che continueremo a chiamarci per un pò, da un lato e dall'altro del muro.
Amo credere che la nostra giornata trascorra almeno in minima parte sulla scia di questi pensieri, e so che sarò di buon umore e la gente mi guarderà e mi sorriderà per strada.
Probabilmente è solo la mia fantasia. E sono solo coincidenze.
Per oggi però voglio credere che sia vero, mi va di dedicare un pò del mio tempo ed un pò dei miei pensieri a quella persona, anche senza essere contraccambiata.
La sua risata buffa, i gesti, il tono di voce...
Le battute senza molto senso, i silenzi, le gaffe...
Le mani, le espressioni, gli abbracci...
E quando riesco a pensare che nella mia testa non esiste incomunicabilità. Nella mia testa ho capito cosa vuole dirmi.
E quando invece penso tutto il contrario.




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17 ottobre 2006

44.

Viviamo di ricordi di tragedie sfiorate.
In un certo senso è crudele, ma i drammi degli altri, le loro morti, ci fanno sempre sentire più vivi.
Oggi vado a cercarmi un lavoro, va.




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27 settembre 2006

43.

Finalmente un pò di grasse risate...
Perchè come dice qualcuno che ha ragione: "Ma allora Dio c'è. Ed è anche crudele!"
Grasse risate. Grasse.




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27 settembre 2006

42.

Scoprirmi a scoprire che non me ne importa nulla.




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11 settembre 2006

41.

Grazie a tutti coloro che nella vita mi abbiano mai regalato una matita, una gomma, dei pennelli o dei colori.
Grazie, perchè siete tra i pochi che hanno capito cosa so fare davvero oltre a sentirmi infelice.




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1 settembre 2006

40.

E bomba o non bomba, noi, arriveremo a Roma...
malgrado voi.




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23 agosto 2006

39.

A morte significante e significato.
Voglio perdere i sostrati di simboli che avviluppano il mio povero e misero cervello evoluto.
Viviamo in un mondo in cui quello che i sensi percepiscono viene rimandato ad altri sensi, e poi ad altri significati, ad altre immagini, ad altri simboli e ad altre parole.
Voglio dimenticare tutte le parole in tutte le lingue che conosco. Voglio vedere disegni al posto delle lettere, voglio riuscire a sforzarmi di dimenticarle... non voglio più essere in grado di decodificarle automaticamente, ad un livello totalmente inconscio ed incontrollabile.
Fissare una lettera finchè non appare che un insieme di linee...
Voglio non aver bisogno di dare un nome alle cose. Voglio solo il qui ed ora. Quello che vedo e sento. Come un animale.
Quello che vedete qui in basso... un animale non avrebbe bisogno di dargli un nome.
Noi lo identifichiamo a più livelli:
- erba
- un filo d'erba
- una foto di un filo d'erba
- un'immagine digitale di un filo d'erba
- un mucchio di pixel
- una serie di 1 e 0
Tutte queste cose le facciamo in automatico, senza bisogno di rifletterci.
Poi pensiamo al colore verde, alle poesie che conosciamo sull'erba, all'immagine di un prato che più ci è familiare, agli alberi ed alle piante, alla campagna, all'odore dell'erba ed agli altri odori che ci ricorda, colleghiamo la parola erba alla marijuana magari, o alle tisane... forse ci viene anche fame.Tutto questo accade in maniera assolutamente spontanea.
Fino a quando non riusciamo più a discernere l'immagine da tutti i simboli che la avviluppano, e ne facciamo una cosa sola.
Peggio succede con i nomi di persona. O con il nostro stesso nome.
Battiato diceva 'la falce non fa più pensare al grano, e il grano invece fa pensare ai soldi'. Sono i significati che si evolvono e si complicano col passare del tempo. Anno dopo anno si stratificano ed arricchiscono. Mentre le informazioni arrivano alle masse con facilità sempre maggiore una parola o un'immagine si caricano sempre più fittamente di simboli.
Ma come sappiamo, perchè un'informazione arrivi alle masse deve essere semplificata, appiattita, banalizzata. E questo ci fa lentamente approdare ad un universo in cui le parole saranno una nuova complessa codifica di simboli, universale per tutti, sempre uguale. Sempre uguale.
Finchè tutti penseremo automaticamente alle stesse cose, faremo in automatico gli stessi collegamenti di fronte ad una parola o ad un'immagine. L'omologazione estrema del pensiero nella nuova era della comunicazione globale. Dove le esperienze personali si massificheranno sempre di più. E le esperienze di massa vengono reputate da tutti esperienze personali.
Non avremo più un universo intimo di significati e simboli da elaborare, ne esisterà uno precostituito che ci renderà tutti soltanto delle enormi banche dati del pensiero.
Soggiogati dalla stessa comunicazione che un tempo avrebbe dovuto tenerci liberi.
Perchè una parola perda tutti i significati che la circondano dobbiamo ripetercela continuamente. Essa perde un simbolo ogni volta che la ripetiamo. E quando non rimane che un insieme di lettere e si è spogliata di ogni suo significato, ce ne stupiamo. Ci stupiamo di come suona nella nostra testa ed è come sentirla per la prima volta.
Voglio perdere le mie abilità comunicative, lasciare andare tutti i simboli. Voglio riscoprire il mondo da capo senza bisogno di dare un nome alle cose. E poi voglio inventare la parola, scoprirne il suono e giudicare se si adegua a qualcosa. Voglio parole solo mie per parlare della mia vita.
Voglio una nuova parola che dica 'amore'. Così quell'amore sarà una mia esperienza e nient'altro. Diversa da qualunque altra. Una parola che non si trovi scritta in ogni libro, ripetuta in ogni film e nascosta in ogni bacio Perugina.
Voglio una parola che descriva il mio odio. Ma solo il mio. Che lo distingua dall'odio razziale, dall'odio religioso, dall'odio delle telenovelas e delle canzoni.
Voglio un'imprecazione da gridare per la rabbia. Che solo io possa riconoscere e che urli a tutti che sono proprio IO ad essere adirata. Adirata della MIA speciale rabbia. Unica rabbia.
Devo ascoltare la mia canzone interiore e ricavarne un linguaggio unico. Incancellabile. Che per gli altri non voglia dir nulla e per me voglia dir tutto.
Voglio annullare le lingue e le lettere.
Voglio pensare a quello che vedo e vedere quello che penso, voglio farlo da sola, voglio che sia puro.

Parola.
Parola.
Parola.
Parola.
Parola.
Parola.
Parola.
Parola.
Parola.
Parola...




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19 agosto 2006

38.

La costante e fottuta sensazione di essere nata nel posto sbagliato al momento sbagliato.




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18 agosto 2006

37.

- Buonasera
- Sera
- Senta, vorrei un gin lemon...
- Che?
- Un GIN LEMON.
- Non ho capito...
- Un G I N   L E M O N
- Aaaaah! Un Jack Daniels!
- No. Un gin lemon...
- Eh?
- Un gin lemon
- Ah, vuole la granita al limone, signorina?
- No... un GIN LEMON. Gin e succo di limone.
- Ah

Nome:  Gin Lemon
Ingrediente Principale:  Gin
Persone:  1
Note:  -
Ingredienti:  2 Limoni Piccoli (succo) - Gin - Granita al limone - Ghiaccio
Preparazione:  Mescolare in un bicchiere da birra con ghiaccio in cubetti il gin ed il succo dei due limoni. Aggiungere tre cucchiaiate di granita al limone al gusto di Mastrolindo. Aggiungere altro gin e mescolare nuovamente. Svuotare il tutto in un bicchiere di plastica e guarnire con una cannuccia rosa.

 

- Ciao Sara
- Ciao ragazzi, che vi preparo?
- Quattro cicchetti di rum e pera ed uno di whisky
- Ah, la pera è finita, ma ve li faccio col succo di pesca. Va bene uguale, no?
- ...

Nome: shot rum e pera
Ingrediente Principale:  Rum
Persone:  1
Note:  -
Ingredienti:  2 bicchieri shot da 10 cl - Rum - Succo di pesca
Preparazione:  Riempire uno shot di rum e l'altro di succo di pesca. Gli shot andranno tracannati uno dopo l'altro... possibilmente sperando di essere abbastanza ubriachi da non riuscire a distinguere il rum dal succo di pesca.




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14 agosto 2006

36.

Dev'essere che guardo troppi film. Si cazzo, dev'essere quello.
Che li guardo e credo che la vita sia anche molto meglio.
Porco Dio.
E invece no razza di idioti. La vita non è meglio di un film... Cretini, cosa credevate? Nella vita è importante cosa vi ha cucinato vostra madre a pranzo. Chi oggi ha messo i tacchi. Chi ha comprato il Milan per la sua nuova ed inutile stagione calcistica. Andarsi a sedere alla stessa schifosissima sedia dove ci si è seduti ieri. E a cui ci siederemo domani.
Calpestare le proprie orme. Che calpestano quelle dei propri genitori.
Porco Dio e la Madonna.
Troppo impegnativo alzarsi la mattina con l'idea di voler fare qualcosa di eccezionale. O almeno qualcosa di divertente. O perlomeno... di diverso.
Troppi sforzi pensare a qualcosa di nuovo da dire. Troppo impegno mettersi in discussione a 22 anni, eh? A ventidue anni. Non a quaranta. Non a sessanta. A ventidue.
Mi fate vomitare.
Siete mediocri. Siete ridicoli. Siete penosi.
Siete tristi.
E anche se poteste leggere non capireste. No. Perchè è troppo impegnativo mettersi in discussione.
Dio infame e la Madonna troia.
No. Non capireste un cazzo. Perchè significherebbe smettere di pensare a quello che pensate di solito. Le vostre schifose banalità. Ed iniziare a pensare a cosa penso io. O qualcun'altro di diverso da voi.
Io ci ho provato a ragionare con la vostra testa di cazzo. E' confortante e sicuro. E' come stare in una noiosa botte di ferro. Mi ha fatto schifo. Sono stata felice di non essere voi.
Siamo diversi. Non è colpa mia come non è colpa vostra. Posso accettarlo.
Non posso accettare l'idea di sapere che un tempo non eravate così. Avevate voglia di vivere ed ora fate finta di averne.
Un tempo avevate dei sogni, vi piaceva fare cazzate.
Ora vi convincete che le vostre fottute cazzate potete ancora farle. Ma non sono cazzate. Sono trasgressioni programmate. Sono le cose che tutti fanno alla vostra età. Le cose che ci si aspetta che VOI facciate alla vostra età.
Dio ladro e Gesù infame.
Siete ciò che ci si aspetta che siate.
Un tempo non eravate così, eravate diversi. Ci divertivamo assieme. E non sono io che ho smesso di crescere. Io sto continuando a crescere sul MIO binario. Non sul binario di tutti. Non ci vuole molto. Non è trasgressione, significa solo avere un briciolo di personalità.
Quanto mi avete deluso.
Non vi preoccupate, lo so che non ve ne fotte un cazzo. Che non avete provato nemmeno per UN momento a far cambiare direzione al vostro modo di pensare le cose. Non mi aspettavo certo che lo faceste. In fondo se non foste così tanto indulgenti con voi stessi, ora non sarei qui a scrivere.
Dio maiale e madonna mignotta.
Devo lasciarvi indietro. Vi devo lasciare alle spalle. Perchè anche se mi brucia ammetterlo siete soltanto le ennesime persone che si fermano mentre io vado avanti. E' già successo. E posso già prevedervi il futuro. Venite a chiedermelo, se volete facciamo una scommessa.

La vostra botte di ferro puzza di merda.

Sarei dovuta morire anni fa.

Porco Dio.




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3 agosto 2006

35.

Sì... temo proprio di soffrire di insonnia.




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18 luglio 2006

34.

Componimento Per Il Lunedì Sera
sottotitolo: la mia vera casa profuma di smog

*coff coff...*

Provincia puttana,
sobborghi balordi,
andate a indignare la gente civile,
ma lontano da me, lontano vi prego
io oggi e domani, e per sempre rinnego
la vostra ostentata mancanza di stile.




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24 giugno 2006

33.

Chissà com'è l'Ecuador.
Era ora che cambiassi, erano anni che eri sempre uguale. Che palle!
Non ci mettere molto molto molto molto. Insomma non ci mettere troppo.
Non è il buio il problema. E' il ricambio dell'aria. Fra poco qui sotto diventerà irrespirabile.
Indovina dove sono adesso?
Hhhhhhhhhhh!
Ne parli come se fossero una razza inferiore.
Speriamo che quel gatto non faccia una brutta fine.
Speaking words of wisdom... let it be...
Yawn.
Non ho mai visto qualcuno metterci tanto ad asciugarsi le ascelle!
Ma ti piace il frigo nuovo? Ah, l'avevi già visto?
Scusa scusa scusa, non volevo farti fare le scale a piedi. Non sapevo che fosse rotto!
Sono germogli di soia... è... come dire... verdura.
L'ho comperato perchè costava poco.
Fare i controlli per Sky è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo.
Giocare a Gormball con questa risoluzione è davvero difficile.
Un dolore lancinante allo stomaco ti fa piegare in due.
Più avanzi con l'età più è difficile darla via.
Oggi un malato di mente mi ha sorriso da dietro le sbarre del cronicario.
Ho ancora da dire quei miei due o tre vaffanculo.
Con la frangetta sembri francese. Ti chiamerò Juliette.




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3 giugno 2006

32.

...nascerà e non avrà paura nostro figlio
e chissà come sarà lui domani
su quali strade camminerà
cosa avrà nelle sue mani.. le sue mani
si muoverà e potrà volare
nuoterà su una stella
come sei bella
e se è una femmina si chiamerà Futura...

Era tanti anni fa. Era una canzone. Era cosi che voleva chiamarmi mia madre. Futura.
Per farmi il più bello degli auguri.
E allora lo faccio per te, mamma. Lo faccio per te.

Non avrò paura. Mai.




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1 giugno 2006

31.

Vivere sperando di partire, con la speranza di partire per vivere...

L'orizzonte è una linea immaginaria che continua a spostarsi man mano che si procede innanzi.
 
E a tentoni, procedendo nel buio, a volte nemmeno riesci ad immaginare una linea immaginaria.
Ed in ginocchio nella penombra, sforzandosi di essere sinceri, coerenti e per questo odiosi, scoprire che i premi non servono proprio a niente.
Ed arrancando verso la luce, sapere che l'unica persona a cui renderai conto davvero sarà quella che ti guarda dietro lo specchio e che a volte stenti a riconoscere.
E coprendosi gli occhi, abbagliati, intuire che non si vuole arrivare mai per davvero.
Ed intravedendo il sole splendere, esultando e sudando, scoprire che si vive per attimi di drammatica e pura gioia.
Ed esausti, sdraiati nel deserto, sognare che arrivi la pace.
E di sera, con l'umidità nelle ossa, rialzarsi e riprendere a camminare. Prima a tentoni. Poi in ginocchio...
La giostra gira, e le corse si pagano tutte. La gente seduta accanto a te guarda avanti. Ma non per questo sei solo.
E girando in tondo vedi infiniti orizzonti differenti. Tutti distanti alla stessa maniera e tutti alla stessa maniera irraggiungibili. Hai solo da scegliere, su questo carosello veneziano, verso dove guardare.

E sta tornando l'estate... e ti chiedi se sarà una di QUELLE estati. Quelle di sudore, esultanza e pura, drammatica gioia.




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13 marzo 2006

30.

Mah...
Mica ho capito, lo sai? Mi servirebbe un diavolo di aiuto... O l'aiuto del diavolo.
E qui in giro non si vede mica nessuno.
No aspetta... c'è qualcuno contro il sole, all'orizzonte. Ha un cappello di paglia ed i piedi nudi.
Hey, ragazzo senza nome, vorresti per cortesia fermarti e guardarmi?
No perchè ci son un sacco di cose che non vanno, magari mi puoi risistemare.
E' da tanto che non mi cambiano l'olio, che non mi puliscono i vetri. Sembro davvero  un vecchio rottame.
E' da tanto che non mi faccio una corsetta.
Vieni qua. Sì, vieni qua.
Ragazzo senza nome, te lo ricordi quel giochino della settimana enigmistica? "Trova le differenze" si chiamava. Sissignore. Lo ricordi, eh?
Dammi una mano, guarda.
Qui ci sono io come ero quattro anni fa. Sì vedi? Proprio qui, sulla sinistra.
Sulla destra invece eccomi per come sono adesso.
Dammi una mano, ragazzone. Cerchiamo le differenze. Facciamoci sopra una grossa X con una matita blu. Tieni la tua matita. Le ho fatto la punta io per te.
Ah, caspita, che bravo che sei. L'ironia. Quella non l'avevo proprio vista, eppure c'è. E' evidente. Si è colorata completamente di nero.
Guarda, ne ho trovata una anche io... l'incoscenza. Per dinci... è diventata tutta esangue e traslucida. Sembra che stia per svanire. La differenza è evidente.
Che peccato però. Mi stava ben simpatica, la mia incoscenza.
Ne hai trovata un'altra? Certo, l'ingenuità... guarda... si era nascosta proprio bene. Noto però con una certa soddisfazione che c'è ancora. Impaurita e tremebonda, ma c'è. Meglio lasciarla lì dov'è... ne ha fatti di danni fino ad ora, la fifona.
Sì, questa l'avevo vista anche io. Ma avevo un pò di paura a farci una X sopra... temevo se la prendesse. L'ansia è permalosa, sai bel ragazzo senza un nome? E guarda come si è fatta cicciottella! Potrebbe mordere.
Quante ce ne sono, ragazzo senza nome... L'energia che sonnecchia in un angolo. La trasgressione che ha assunto un fare annoiato. L'arguzia che schiaccia i piedi al desiderio. E il desiderio che mi tira i capelli forte per farli crescere di più. Ecco perchè a volte ho mal di testa.
E guarda come mi è cambiato il trucco sugli occhi! Ma no, no che non è uguale. Possibile che tu non veda la differenza? E' evidente! Ma dai! Come? Cosa dici? I miei occhi? Sono loro e non il trucco ad essere cambiati? Ne sei sicuro? Stanchi? Sembrano più stanchi?
Sì... forse è vero... ora che me lo fai notare mi par proprio così... Sono stanchi. Molto stanchi. Sembrano due fanali impolverati.




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25 gennaio 2006

29.

Non mi importa.
Perchè va bene, perchè in fondo non mi importa e va tutto bene.
Se bevo una birra con i miei amici, se ascolto una canzone con i miei amici e penso che in fondo anche questo, sì, anche questo sarà il periodo più bello della mia vita.
Come tutti gli altri. Sì. Come tutti gli altri.




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13 gennaio 2006

28.

Certa gente m'ha rotto. E allora oggi canto il mio inno all'odio
Perchè devo dirlo, che c'è della gente che deve morire giovane. E morire male.
Perchè se lo merita. E perchè io non me le merito certe cose.
Certa gente volgare ed imbarazzante, stupida ed odiosa merita il mio odio. E io fiera e ribollente di me stessa glielo regalo tutto.
Gli regalo odio e rancore, venite avanti, ce n'è per tutti. Ma per certa gente in particolare.
Perchè non mi vergogno a pensare male ed augurare il peggio. Non mi vergogno perchè io sono così.
Una macchina che vive, respira, scopa, ride, ama, sputa ed odia. E non posso nascondere la testa sotto la sabbia. Che lì c'è puzza di merda.
E dio quanto è liberatorio il mio odio migliore. Dio quanto dovevo dirvelo che certa gente mi ha rotto.
Quanto mi fa star bene sapere chi deve star male. Avere la mia linea di confine oltre la quale la gente può avere solo il peggio di me. La mia merda migliore.
Come ho una linea di confine dall'altra parte, e chi ha provato lo sa, che il mio cuore più bello esiste e fa bene, così chi varca il confine sbagliato sarà uno dei miei cento demoni. Non dispiacetevi. A me serve. E a certa gente è dovuto.
Non è rabbia questa. Sono felice perchè l'odio c'è, ce l'abbiamo tutti. E' una presenza concreta e vera, nera, densa e con il mio migliore sorriso sardonico stampato in faccia. Io però so a chi darlo, l'odio.
Perchè certa gente se lo merita. Davvero. Davvero.
Non lo do al conducente della metro che mi fa arrivare in ritardo. Nemmeno all'idiota che mi passa davanti alle poste. Non auguro male alla vecchietta che ci mette due ore a scender dall'autobus, e neppure al bambino che frigna per tutto il tempo mentre leggo un libro. Loro sono fastidio. O sono risata. O nessuna delle due cose. Non spargo il mio odio a caso. Non lo vaporizzo su queste persone come fanno buona parte degli altri. Dei diversi da me.
Lo do a chi se lo merita. Per sempre e con tutto il cuore. Firmato me stessa.




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30 dicembre 2005

27.

Dov'è andato il mio spleen?
L'ho lasciato sotto al letto assieme ai colori ed all'underground?
Dov'è andata l'energia e la follia di quando era necessario fare le cose giuste al momento sbagliato?
Dove sono tutti quei giorni passati a rincorrere le visioni di un'adolescenza entusiasta?
Quando mi mettevo schiena al sole a studiare Platone con i Pink Floyd nelle cuffiette. Quando mi ubriacavo alle ore sbagliate, per strada e senza pudore. Quando non mi importava di avere freddo, e quindi il freddo non lo sentivo. Quando andavo con chi non dovevo e baciavo persone di cui non so il nome.
Dov'è quella voglia di scrivere poesie, di delirio e di allucinazione?
Ora ho i tempi giusti. Io ed i miei amici universitari ci ubriachiamo quando si deve farlo. A Campo dè Fiori in mezzo ad altre persone che come noi si sentono fresche e speciali ed invece sono tutte banali. A Natale perchè è Natale. A casa mentre giochiamo per sentirci una famiglia. 
Io ed i miei amici universitari usciamo agli orari giusti. Non ci va più di urlare per strada la notte quando la città sonnecchia. Non riusciamo più a vagabondare al mattino mentre tutti lavorano. Non riusciamo più a perdere tempo come si deve.
E' la tempistica che non va bene.
E il mio corpo ormai è in decadenza, si fa fragile e non resiste più al vento. Dormo troppo anche se dormo poco, non ho entusiasmo e peso le parole. Non sono più fuori luogo come dovrei essere, come mi aspetto di essere.
Perchè il futuro non ti piomba mai tra capo e collo, ma ti si insinua piano piano dietro agli occhi.
Perchè le responsabilità si fanno strada anche se non vuoi, e prima o poi non potrai fare affidamento su nessun'altro che te. Avrai bisogno di pagarti l'affitto, di badare ai tuoi genitori che invecchiano, di assecondare il tuo capo nevrotico perchè ti servono soldi.
E non ti ricorderai più dello spleen. Di quando avevi quattordici anni e ti chiedevano cosa volevi fare da grande. La risposta era ovvia quanto lontana: 'la barbona, la carcerata, l'ubriacona, la punkabbestia'. 'Voglio essere tutto quello che non sei tu madre, zio, nonna, professore, signora'.
Voglio continuare a sognare il mio spleen. Voglio scoprire nuovi autori di canzoni e poesie che sono morti giovani. E farne idoli e modelli. Voglio essere una rock star anche se non so suonare e non so cantare. Voglio essere un poeta anche se non so viaggiare abbastanza nel nulla. Non voglio più perdere amici per strada.
Voglio essere me.
Ma la tempistica è andata a puttane. Siamo tutti a sincrono oramai. Facciamo quel che si deve quando si deve. Mai nulla di più, mai nulla di diverso. La nostra morale sta combaciando con quella di tutti. Siamo stanchi di parlare di politica. Siamo stanchi di parlare di sogni.
E allora vaffanculo. Lo spleen non basta più...
Partiamo quando dobbiamo. Cantiamo quando dobbiamo. Amiamo quando dobbiamo. Sogniamo quando dobbiamo. Preghiamo quando dobbiamo. Scopiamo quando dobbiamo. Ridiamo quando dobbiamo. Balliamo quando dobbiamo.
E ci illudiamo che vada bene così.




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